DERMATOLOGIA

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All’interno del nostro centro è disponibile una Dermatologa per visite e cure su diverse patologie fra cui:

  • Diagnosi e cura delle malattie della pelle, dei genitali e delle malattie a trasmissione sessuale
  • Diagnosi e cura delle malattie del capello (tricogramma)
  • Diagnosi e cura delle malattie delle unghie
  • Fenolizzazione unghie incarnite
  • Mappatura dei nevi
  • Chirurgia dermatologica: asportazione di nevi e tumori della pelle

Caduta dei capelli

La caduta di capelli è un fisiologico processo di ricambio della capigliatura che coinvolge in media 50-80 capelli al giorno. Normalmente, l’intero ciclo del capello (crescita, caduta e ricrescita) si ripete circa 20 volte durante l’esistenza di un individuo. Fino a quando la caduta dei capelli rientra nei confini di questo ciclo di ricrescita non deve preoccupare e va considerata del tutto naturale.

Ci troviamo di fronte ad un problema dermatologico di caduta allorché la perdita inizia ad essere più consistente e, banalmente, percepita dal quantitativo di capelli che restano sulla spazzola o dal modificarsi del proprio aspetto, accorgendosi di una chioma più rada.

Districarsi fra le varie forme che la perdita di capelli può assumere a seconda delle cause e delle aree del cuoio capelluto colpite non è semplice. Esistono, infatti, diversi tipi di perdita che variano per caratteristiche cliniche, cause scatenanti, diversa frequenza nei due sessi, trattamenti adeguati a contrastarli.

Tipologie di caduta e rimedi alla perdita dei capelli

Tra le patologie dermatologiche che interessano il cuoio capelluto, il Telogen effluvium (TE) rappresenta sicuramente una condizione clinica di frequente riscontro. Il TE definisce un quadro caratterizzato da una profusa e diffusa caduta di capelli, che può arrivare fino ad un massimo di 500-600 capelli al giorno, conseguente ad un brusco e sincrono passaggio di follicoli piliferi dalla fase di crescita del capello a quella di riposo. La caduta di capelli si può associare a sintomi locali quali bruciore, dolore, parestesie, ansia e depressione. Le possibili cause del problema sono molteplici: condizioni che determinano una sofferenza generale dell’organismo (stati di stress psicofisico particolarmente importante, trattamenti farmacologici, diete dimagranti, stati carenziali, disfunzioni tiroidee), o localizzata al cuoio capelluto (eccessiva esposizione del capo al sole, concomitante presenza di dermatite seborroica del cuoio capelluto, scorrette abitudini di detersione del cuoio capelluto, etc).

Il TE in forma acuta si manifesta a distanza di circa due o tre mesi dall’inizio dellevento scatenante.

Esiste poi una forma cronica, TE cronico, caratterizzata da una caduta di capelli più duratura (di durata superiore ad alcuni mesi), con andamento talora episodico, che si associa, talvolta, alla comparsa di diradamento e accorciamento dei capelli particolarmente evidente nella zona temporo-parietale. Il TE pur rappresentando una condizione non grave, necessita, comunque, di un’attenta valutazione da parte del dermatologo, mediante una corretta definizione dei fattori causali e un’appropriata gestione terapeutica.

Le principali terapie impiegate prevedono l’assunzione di specifici integratori dietetici, l’utilizzo di lozioni e cosmetici dermatologici ad uso topico, capaci di rinforzare il capello e stimolarne la crescita, e l’adozione di modalità igienico-cosmetiche di pratico supporto. Nei casi conseguenti ad importanti stati carenziali (inadeguato apporto dietetico, diete rigide, anoressia, etc) è necessario prevedere interventi terapeutici sostitutivi.

Alopecia androgenetica (AGA)

E’ la forma più comune di calvizie negli uomini, interessando circa 5 milioni di italiani. Si manifesta con un lento e progressivo diradamento della linea fronto-temporale (la stempiatura) e del vertice che conduce a quadri di calvizie di entità variabile. L’incidenza dell’AGA aumenta progressivamente con l’età. Ne soffrono il 15% degli uomini fra 18 e 30 anni e più del 50% fra i 40 e i 50 anni. Dopo i 50 anni si manifesta in circa il 90% degli uomini e nel 40 % delle donne.

Nella donna la perdita di capelli è di solito meno evidente che nell’uomo, a meno che non siano presenti concomitanti malattie che causano un aumento degli ormoni maschili, e si manifesta principalmente nel periodo pre- e post menopausale.

Prima della menopausa, invece, l’AGA colpisce soprattutto donne con predisposizione genetica, cioè che hanno ereditato la tendenza a sviluppare la calvizie dai genitori, e può a volte (nel 30% delle donne) essere segno di un eccesso di androgeni circolanti. In quest’ultimo caso, solitamente, al diradamento dei capelli si associano altri segni clinici come irregolarità mestruali, aumento della peluria al viso e attorno ai capelli, e acne. Negli altri casi, pur non aumentando la quantità di androgeni prodotti, è maggiore la sensibilità dei follicoli piliferi a questi ormoni.

L’AGA è, dunque, legata a due fattori: l’effetto degli ormoni androgeni (il diidrotestosterone) e la predisposizione genetica ereditata dal lato paterno o materno della famiglia. Clinicamente, la conseguenza di queste interazioni è un assottigliamento dei capelli e una riduzione della crescita insieme ad una maggiore produzione sebacea.

Le diverse strategie terapeutiche impiegate sono volte a contrastare l’assottigliamento dei capelli con la somministrazione, da parte del dermatologo, di farmaci topici come il minoxidil, in grado di allungare la vita del capello e stimolarne la crescita, di specifici integratori e di sostanze con azione antiandrogenetica per via topica e/o, se necessario, per via sistemica.

Anche in questo caso l’uso di cosmetici è da considerarsi una buona integrazione alle terapia farmacologiche.

Nei casi più avanzati di AGA è possibile ricorrere all’autotrapianto dei bulbi periferici prelevati dalla zona posteriore del capo. I bulbi di questa regione non sono dipendenti dall’effetto androgenico per cui, se trapiantati nelle zone soggette a caduta, non ne subiranno l’effetto mantenendosi grossi e attivi. Si tratta in ogni caso di un intervento chirurgico che non sempre può essere una via percorribile in quanto, se la zona donatrice è di per sé naturalmente diradata, non si avranno abbastanza campioni da trapiantare.

Dermatite seborroica

La dermatite seborroica (DS) è un’eruzione cutanea cronico-recidivante, caratterizzata da arrossamento, desquamazione e prurito. Le forme cliniche più frequenti si localizzano al volto (lati del naso, sopracciglia, palpebre) e al cuoio capelluto. Altre possibili sedi sono la cute attorno alle orecchie e la regione mediotoracica.

Più raramente può coinvolgere l’ombelico, le ascelle, le mammelle, l’inguine e la piega interglutea.

Le aree cutanee colpite da DS hanno, caratteristicamente, un’elevata concentrazione di ghiandole sebacee (che producono il sebo), da cui il nome della dermatite.

L’eccesso di sebo crea un microambiente ideale per la colonizzazione cutanea e la proliferazione di un lievito saprofita della pelle umana appartenente al genere Malassezia (M. furfur), particolarmente rappresentato nelle sedi tipiche della DS.

La DS del cuoio capelluto presenta due varietà cliniche principali: la forma “secca” e la forma “grassa”, a seconda del carattere secco od untuoso delle squame furfurali.

La forfora secca, è caratterizzata da squame piccole e biancastre, aderenti al cuoio capelluto o che tendono a depositarsi sui capelli o sugli indumenti

La forfora grassa, forma meno frequente, caratterizzata da squame bianco-giallastre untuose di maggiori dimensioni, che si accompagna, spesso, a sintomatologia pruriginosa e a telogen effluvium.

Può talora coesistere anche un’alopecia androgenetica che determina un peggioramento del quadro clinico. Alcune condizioni possono ulteriormente aggravare le manifestazioni cliniche della DS: uso eccessivo di alcool, patologie neoplastiche del tratto aereodigestivo ed infezioni da HIV.

Il trattamento della DS mira, essenzialmente, alla riduzione della colonizzazione cutanea da parte della Malasezia, alla rimozione degli accumuli di sebo e al controllo della reazione infiammatoria cutanea.
La cura della dermatite del cuoio capelluto si avvale dell’uso di shampoo medicati, contenenti sostanze ad azione antimicotica e fungistatica, quali la ciclopiroxolamina, il clotrimazolo, il fenticonazolo, ketoconazolo, piroctolamina, il solfuro di selenio e lo zinco piritione, efficaci soprattutto nelle fasi acute e gravi. Per le forme di media-lieve entità sono utili sostanze ad azione seboregolatrice o cheratolitica come piroctolamina, lattato di ammonio, solfuro di selenio, zinco piritione, acido salicilico, catrami vegetali, e derivati dello zolfo. Per le forme più gravi, infine, si può rendere necessario l’utilizzo di antimicotici per via sistemica in associazione alle terapie locali.

Acne

L’acne è una patologia infiammatoria a patogenesi multifattoriale che coinvolge tipicamente aree cutanee ricche di unità pilosebacee quali il volto, la regione toracica e il dorso.

Nel 50-60% dei casi insorge tipicamente durante l’adolescenza e, per tale motivo, è da molti erroneamente considerata una reazione fisiologica legata all’età, a carenze o eccessi sessuali. Frequentemente, tuttavia, si può osservare anche nell’adulto, sia come prima manifestazione sia come recidiva di una forma preesistente in più giovane età.

Da un punto di vista epidemiologico, l’incidenza dell’acne nella popolazione di 18 anni è del 35% nei maschi e del 40% nelle femmine, mentre nella popolazione adulta le manifestazioni cliniche sono presenti nell’1% degli uomini e nel 5% delle donne.

Fattori che sembrano svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’acne sono rappresentati da modifiche a carico dell’unità pilosebacea, variazioni qualitative e quantitative nella produzione di sebo, effetti della flora microbica locale (Propionebacterium Acnes), alterazioni ormonali e, non meno importanti, fattori psicologici.

Clinicamente, l’acne presenta uno spettro di manifestazioni molto variabili che colpiscono prevalentemente il volto, il dorso e il torace. Le lesioni acneiche sono distinte in lesioni non infiammatorie, quali comedoni chiusi (punti bianchi) e comedoni aperti (punti neri), e lesioni infiammatorie, quali papule, pustole, noduli e cisti.

In base alla gravità e al tipo di lesione clinica dominante, l’acne è classificata in acne lieve, acne comedonico e papulo-pustolosa con pochi elementi, acne intermedia o acne papulo-pustolosa con numerosi elementi e nodulare con piccoli noduli ed infine, in acne grave o nodulare grave e conglobata.

Le cure

L’acne nei giovani di ambo i sessi è fonte di forti complessi psicologici per il determinarsi di una situazione antiestetica che, spesso, si protrae nel tempo lasciando, talvolta, esiti cicatriziali e/o discromici (macchie cutanee scure) anche gravi. Le manifestazioni dermatologiche dell’acne possono essere estremamente variabili da un soggetto all’altro e, nello stesso soggetto, tra un episodio e l’altro. Da qui la necessità, da parte del dermatologo, di valutare volta per volta l’approccio terapeutico più adeguato alle specifiche esigenze del caso, avvalendosi di trattamenti locali o sistemici, come singole terapie o in associazione.

Le terapie topiche includono potenti agenti dotati di efficace azione esfoliante, come i retinoidi topici, gli alfa-idrossiacidi, l’acido salicilico e l’acido azelaico, ed agenti antimicrobici come il benzoilperossido e gli antibiotici topici. Ultimi, ma non per questo meno importanti, le sostante ad azione antinfiammatoria (nicotinamide), le sostanze ad azione idratante (specialmente in associazione alle terapie topiche e/o sistemiche farmacologiche più importanti) e i prodotti dermocosmetici impiegati per l’igiene della cute, per la rasatura nell’uomo e per la fotoprotezione.

Nell’ambito delle terapie sistemiche, le categorie di farmaci adoperati con maggior successo includono alcune classi di antibiotici, lisotretinoina orale e le terapie ormonali. Tra le terapie vanno, inoltre, ricordate quelle procedure adoperate per il trattamento sia delle manifestazioni acute che delle sequele frequentemente associate alla problematica (macchie scure e cicatrici acneiche), particolarmente evidenti nelle forme cliniche più gravi, estese e persistenti.

Tra queste procedure si ricordano i peeling chimici, particolarmente quelli a base di acido salicilico e acido piruvico, le tecniche di needling, abbinate o meno allapplicazione topica di sostante terapeutiche veicolate per via transcutanea, e i trattamenti di laser resurfacing per le cicatrici acneiche.

NEI a volte piccoli pericoli: prevenzione e mappatura dei nei

Il melanoma cutaneo è un tumore maligno della pelle che può insorgere su un nevo preesistente o su cute sana.

Il numero dei casi di melanoma registrati nel corso degli ultimi anni è progressivamente aumentato.

Tale dato è riconducibile sia ad un reale aumento dell’incidenza del tumore, che ad una maggiore accuratezza dei mezzi diagnostici utilizzati per lo studio e la valutazione delle lesioni pigmentate nonchè ad una maggiore diffusione di campagne di sensibilizzazione e prevenzione tra la popolazione.

La prevenzione del melanoma riguarda ogni singola persona, sebbene alcuni soggetti richiedano una più approfondita valutazione. Tra questi, i soggetti con storia personale e/o familiare di melanoma, con elevato numero di nei (maggiore è il numero dei nei, più alto è il rischio), che hanno subito ripetute scottature solari in età pediatrica o durante l’adolescenza, ed i soggetti che presentano nei congeniti di grandi dimensioni.

Osservare la cute: come e quando?

L’autoesame periodico della cute è indubbiamente uno degli strumenti principali per l’identificazione di una lesione sospetta o a rischio. Tale valutazione dovrebbe essere eseguita periodicamente da ogni soggetto tenendo conto della regola dellABCDE e ricordando il significato corrispondente a ciascuna lettera:

A come asimmetria (la presenza di una forma irregolare del neo depone per un neo atipico);

B come bordi (se i bordi si presentano frastagliati, irregolari o con aspetto a carta geografica, la lesione andrebbe valutata dal dermatologo);

C come colore (se il neo presenta un colore molto scuro o non uniforme e/o se sono comparse modifiche nel colore del neo, anche minime, la lesione dovrebbe essere attentamente monitorata);

D come dimensione (un neo con diametro > ai 6 mm o che si è rapidamente accresciuto nel corso degli ultimi mesi, depone per un neo sospetto);

E come evoluzione (se il neo ha subito modifiche nell’aspetto iniziale, diventa completamente in rilievo o in parte, e/o sanguina spontaneamente, la lesione si presenta atipica).

Un ulteriore passo in avanti nella valutazione delle lesioni pigmentate si ottiene con l’utilizzo della dermatoscopia in occasione delle visite dermatologiche di controllo.

Tale metodica, infatti, se usata correttamente, permette di aumentare di circa il 30% la capacità di diagnosi precoce del melanoma rispetto alla sola visita clinica.

Infine, l’avvento dell’informatizzazione e di moderni software per la gestione dei dati in ambito medico ha consentito di ideare strumentazioni capaci di eseguire accurate valutazioni e mappature dei nei mediante la videodermatoscopia (VD) digitale computerizzata.

Si tratta di una tecnica diagnostica non invasiva che consente, mediante l’uso di una sonda ottica collegata ad un computer, la visione diretta della cute e dei nei su un monitor ad ingrandimenti variabili.

Le immagini così ottenute possono essere immagazzinate, mediante appositi software, in un personal computer ed utilizzate per ulteriori valutazioni o per la comparazione delle immagini in occasione di controlli a distanza di tempo (follow-up in pazienti con elevato numero di nevi e/o con lesioni melanocitiche atipiche).

La VD è utilizzata principalmente per lo studio delle lesioni pigmentate della cute mediante la tecnica dell’epiluminescenza, che consiste nella frapposizione tra lo strumento e la cute di un liquido trasparente (olio, acqua, alcool); in tal modo, eliminando l’effetto di riflessione della luce, si ottiene una migliore visualizzazione delle strutture presenti nell’epidermide fino al derma superficiale. Recentemente, i nuovi sistemi a luce polarizzata permettono di ottenere gli stessi risultati senza l’applicazione del liquido.

La VD è attualmente riconosciuta come uno strumento molto valido per la diagnosi differenziale tra lesioni pigmentate melanocitarie e non melanocitarie; tra lesioni melanocitarie benigne (cheratosi seborroiche, nevi comuni) e maligne (melanoma). La VD è utilizzata, più recentemente, nella diagnosi non invasiva e nel follow-up di lesioni non pigmentate della cute quali le parassitosi cutanee (scabbia e pediculosi), la psoriasi e le alopecie (Alopecia Areata, Alopecia Androgenetica, Alopecie cicatriziali, Tricotillomania).

PEELING

OGNI PELLE E’ DIVERSA DALLE ALTRE E DIVERSE SONO LE SOLUZIONI.

La nostra dermatologa effettua peeling per le seguenti patologie:

Acne attiva e giovanile
Iperseborrea del viso
Macchie cutanee
Ringiovanimento viso

Tutti i peeling sono non invasivi e da subito si possono riprendere le normali attività sociali.

Puoi consultare la pagina dei Peeling sotto la voce “Trattamenti” per maggiori informazioni

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